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89° GIRO D’ITALIA -MAGGIO 2006

Cinquant’anni fa, era l’8 giugno del 1956, la tappa del 39.mo Giro d’Italia da Merano al Bondone attraverso Passo Rolle e la Valsugana, entrò nella leggenda del ciclismo. Così viene descritta nell’archivio della Gazzetta dello Sport, il maggior quotidiano sportivo d’Italia e promotore dello stessa Manifestazione.

Nella storia del Giro c'è una tappa infernale, “dantesca”, quella del Bondone, nel 1956, con una tempesta di neve che rende impossibile l'ascesa di molti corridori, praticamente assiderati.

La tappa Merano-Bondone vede l'astuzia di Learco Guerra che fa preparare due mastelli di acqua calda in cui fa immergere il lussemburghese Charlie Gaul, ad evitare che il freddo intenso lo paralizzi in salita. In cima al Bondone Gaul arriva solo, con diversi minuti sugli avversari, tra i quali uno stoico Fiorenzo Magni, spalla fratturata e manubrio tenuto con i denti, attraverso un laccio particolare.
Gaul a sorpresa fa suo quel Giro, e Magni è secondo.”

Moltissimi trentini ormai sulla mezza età ricordano d’aver vissuto direttamente od attraverso il racconto della gente di quell’incredibile avventura che a Trento aveva suscitato un’enorme impressione: quando nelle case degli italiani c’erano appena la radio, pochissimi apparecchi TV (quasi sempre nelle sale dei cinema o degli oratori) ma era immancabile la Gazzetta dello sport (stampata su carta color rosa) che proprio nelle magiche giornate del Giro d’Italia faceva sognare ed univa attraverso le imprese epiche dei ciclisti, un Paese appena uscito dalla tragica e devastante esperienza della guerra.

Trento ed il Monte Bondone debbono una parte di notorietà anche a quell’impresa del minuto corridore del Lussemburgo Charlie Gaul, recentemente scomparso; e per questo nel cinquantesimo dell’epica scalata la città ed i Bondoneri – ossia gli abitanti della Montagna – si erano mobilitati in forze per ricordare degnamente e riproporre un’impresa sportiva vera fino in fondo, sofferta fino allo spasimo, autentica nella sua crudezza: un’impresa che stride con contraddizioni e scandali che ormai attraversano anche il mondo dello sport moderno.

I Bondoneri si erano dati le mani d’attorno, per mesi, ed attraverso un paziente lavoro di contatti erano riusciti a coronare il loro sogno di dedicare la salita al grande ciclista: e soprattutto di avere Charlie Gaul ancora una volta sul Bondone a cinquant’anni dall’epica impresa. Si erano superati anche problemi di carattere amministrativo visto che le dediche di vie e strade, per il Comune di Trento, erano possibili solo per le persone scomparse: ma tanto grandi furono passione, emozione e ricordo dell’impresa che l’empasse burocratica venne superata e anziché di dedica, si parlò di “intitolazione” in modo che l’iniziativa potesse andare a buon fine.

E così fu, tanto che sabato 15 e domenica 16 ottobre 2005 erano state davvero due giornate all’insegna del ricordo sportivo: con la posa di targhe a Vanezze ed a Vason – località del Monte Bondone – in ricordo della memorabile tappa e l’incontro con le massime autorità politico amministrative della città e della provincia, il Sindaco Alberto Pacher e l’Assessore al turismo della Provincia Autonoma Tiziano Mellarini.

Charlie Gaul era apparso stanco, provato dalla malattia: ma ugualmente aveva voluto tenere fede alla promessa fatta avevano raccontato i familiari che lo accompagnarono, e probabilmente quella sul Bondone è stata una delle ultime apparizioni pubbliche, all’insegna del ricordo e della commozione che visibilmente l’aveva colto quanto gli erano state mostrate le rare immagini dalla cineteca RAI della storica tappa.

Nel mese di maggio del 2005, ed in particolare il 23 maggio, giornata della scalata del Monte Bondone, l’89.mo Giro d’Italia ha riportato alla mente l’impresa del grande ciclista e la sua presenza sul Monte Bondone.


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